Parroco risponde ai quesiti - Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo

dio
Parrocchia San Giovanni Battista Morlupo
PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA MORLUPO
P.zza Giovanni XXIII n. 8, 00067 Morlupo (RM) - Tel. 0690190221 - 3293217460
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PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA MORLUPO
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Il Parroco risponde:


Ogni dubbio, domanda, curiosità a cui volete una risposta potete esaudirla scrivendo nell'apposito campo sottostante.

Le risposte saranno pubblicate nel seguito della pagina appena possibile.
Il Parroco, Don Vianey Sanchez Perez.



domande

testo del parroco

Domanda:
Gentile Parroco, sono la sorella di una ragazza che soffre di depressione che non riesce a trovare rapporti di amicizia sinceri che non comportino nient'altro che amicizia reciproca. Vorrei sapere: da voi ci sono dei gruppi per adulti dove parlare, stare insieme e tenersi compagnia? Grazie V.

Risposta:
Cara signora, la sua richiesta deve essere trattata con una conversazione privata, in modo da capire meglio la situazione ed inserirla nel giusto gruppo.
Pertanto la invito a contattarmi, sia venendo presso la casa canonica, sia attraverso il telefono, può chiamarmi al mio cellulare 329.321.74.60.
Dio la benedica, con affetto, don Vianey.
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Domanda:
Caro padre leggendo il commento del Vangelo di Matteo 25,31-46 mi ha portato a una riflessione, in quanto sapevo che alla fine della vita saremo giudicati sullƜservanza del decalogo, mentre il testo a cui faccio riferimento dice altro. Cioè: la carità verso il prossimo sarà il metro con il quale il Signore vaglierà ogni uomo, e che ne deciderà lýernità di beatitudine o di dannazione. Le chiedo, e il rispetto dei Comandamenti che mi hanno insegnato durante il percorso della mia vita cristiana? Se fosse cosi, anche un ateo o un delinquente che facesse opere di carità verso il prossimo senza essere in grazia di Dio sarebbe salvo. Vorrei un suo parere in merito. La ringrazio e buona giornata Francesco

Risposta:
Caro Francesco, secondo mio parere, sono importanti tutte e due, sia i comandamenti che la carità perché l’una non può essistere senza l’altra nella vita di un cristiano. La grandeza di un/a vero/a e bravo/a cristiano/a è o deve essere praticare entrambi secondo l’insegnamento di Gesù( un essempio lo possiamo trovare nella parabola del giovane ricco) per guadagnare la vita eterna. Per approfondire sulla tematica ti invito a leggere due commenti che trovo interessanti a proposito del tema esposto che incollo a continuazione:
CLICCA QUI PER APRIRE IL RESTO DELLA RISPOSTA
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Domanda:
buongiorno, i miei genitore domenica 26 maggio celebreranno i 25 anni di matrimonio. E possibile celebrale la messa presso la vostra parrocchia. Ed eventualmente quale è il costo della cerimonia. grazie vi prego di farmi sapere quanto prima vivo all estero e devo organizzare quanto prima. Maria Vittoria E.

Risposta:
Si, è possibile celebrare la messa presso la nostra Parrocchia. La messa che le suggerisco è quella delle ore 11,30 di domenica 26 maggio, in alternativa può celebrare la ricorrenza durante la messa di sabato 25 maggio ore 18,00.
Contatti don Augustus, presso la casa canonica, per la data scelta e gli accordi per la cerimonia.
La parrocchia non ha tariffe, sta alla bontà di ognuno di noi contribuire con l'offerta per le spese che ogni giorno sosteniamo.
Dio la benedica, con affetto, don Vianey.
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Domanda:
Buonasera Padre, la ringrazio per il servizio che offre tramite il sito che è utilissimo, è un faro che illumina questo mare virtuale in tempesta. Le scrivo per porle una domanda che riguarda un passo del Vangelo di Giovanni, capitolo 4. Che significa in concreto che Dio deve essere adorato in Spirito e Verità? Come si può realizzare questo nella propria vita e cosa intendeva Gesù nel dire questo? La ringrazio e la saluto cordialmente. Diego

Risposta:
Caro Diego, Grazie per aver scritto al nostro sito, so che già hai avuto risposta tramite il sito amicidomenicani ma vorrei condividere con te un commento sul tema fatto dal Istituto “Santa Famiglia” di Roma a riguardo di Gv 4,5-26.28-30
“Il racconto dell'incontro di Gesù con la donna samaritana mette in evidenza la volontà di Gesù non solo di accostare iche non possono far parte di un discorso "politicamente corretto", ma di immergersi nella loro situazione non per condannarli, ma per conquistare il loro cuore, così da poterli guarire.

A)UN PO' DI STORIA.– I samaritani erano disprezzati dai giudei perché non riconoscevano la centralità del culto a Gerusalemme e delle Scritture ritenevano sacro solo il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia). Difatti la samaritana propone un quesito molto discusso nella polemica plurisecolare: «I nostri padri hanno adorato su questo monte, mentre voi dite che è in Gerusalemme il luogo dove si deve adorare». La polemica si trascinava da secoli ed era ancora viva al tempo di Gesù. Per i giudei il luogo della presenza di Jahvè era Gerusalemme; il Tempio la sua dimora; per i samaritani era il monte Garizim; solo quello rientrava nelle prescrizioni di Dt 27,4-8.
Notiamo la grave sfasatura sia religiosa che sociale: la pretesa di avere l'esclusiva di Dio; invece è perfettamente il contrario: non Dio è proprietà di "un" popolo, ma il popolo è proprietà di Dio. A motivo dello scisma i samaritani erano considerati dai giudei la peggior specie di pagani.

B)ACCOGLIENZA DEL "DIVERSO".– Per entrare nel processo educativo di Gesù, che accoglie il "diverso", occorre porre attenzione a tre parole:mezzogiorno, donnae

1)Ilmezzogiornoemezzanottestati sempre momenti propizi per l'incontro con Gesù (cf At 22,6: Paolo; At 10,9: Pietro; Lc 11,5: l'amico; beato Alberione: la mezzanotte fine secolo 1900-1901). Scrive san Pier Crisologo: «Questa ora è davvero efficace per impetrare, è particolarmente adatta per ottenere».
2)Gesù si rivolge alla samaritana con il termine"donna":«Credimi, donna…». Quando Gesù usa questo termine è segno che si prepara a rivelare qualcosa di importante per il nostro cammino di fede. Nel caso di Maria Vergine (Gv 19,25-27) viene rivelata la maternità nei nostri confronti. In questo caso si ha la rivelazione delvalore dell'adorazione,avrà come caratteristica di essereSpirito eVerità".
3)Pozzo. –Èluogo del corteggiamento. Al pozzo Mosè incontra Zippora (Es 2,16-22); al pozzo Isacco incontra Rebecca (Gn 24,61-67). Al pozzo lo Sposo-Gesù cerca la sposa-Chiesa delusa e infedele, non per giudicarla, ma per dissetarla. Di più! Per rivelarle lasete di Dio.

)MODALITÀ DELL'ACCOGLIENZA. – Gesù ci insegna ad accogliere il "diverso" che può essere un extracomunitario, un omosessuale, un handicappato, ecc.
1)"mezzogiorno", oltre ad essere l'ora propizia per l'incontro con Gesù, rivela la delicatezza del Maestro nei confronti della samaritana: era l'ora della solitudine, l'ora in cui non si incontra nessuno per strada che abbia da ridire o da criticare.
2)ù è seduto rispetto alla samaritana che sta in piedi. Non era il modo di proporsi del rabbì, che insegnava stando in piedi e gli altri sedevano ai suoi piedi.
3)solo! Si presenta alla samaritana come un bisognoso:"Dammi da bere!".Questa richiesta non è solo un pretesto per poter introdurre il discorso che gli premeva; con la richiesta Gesù mette la samaritana al centro della sua attenzione.
4)risposta della samaritana manifesta il rancore che porta nel cuore per l'emar-ginazione che vive sia come donna che come persona credente. Questa irosità interiore è posta in evidenza anche dalla meraviglia che provano i discepoli quando, ritornati con le sporte piene, trovano Gesù a parlare con "una" donna.
5)ù usa il"registro del cuore". Il suo linguaggio non èdommaticogli spiattella le verità di fede), non è neppuremoralec'è alcuna condanna nelle sue parole). Il suo linguaggio esprime amore.
6)la donna è conquistata dal suo amore Gesù, partendo dalla sua condizione, le chiede di far ordine nella vita. In che modo? Non proponendogli un decalogo, ma portando la sua attenzione su una realtà che sola può cambiare il cuore:l'adorazione.

D)POTENZA–A questo punto l'affermazione di Gesù:«Se tu conoscessi il dono di Dio…», diventa come una freccia che trafigge il cuore.è la samaritana ma Gesù che dice:«Dammi da bere»;una richiesta che deve divenire soprattutto la nostra:«Gesù, dammi da bere».è unasete reciproca:di Gesù è continua e trova il suo apice nel dono della vita per noi. È il desiderio di riaverci nella comunione del Padre. Noi dobbiamo avere la stessa sete di Gesù. La nostra sete si qualifica per una duplice tensione, come ci diceva il beato Alberione:aver sete di luiaver sete come luinel desiderio di comunicare a tutti l'amore di Dio. L'offertorio paolino aveva inizialmente il titolo: «Aver sete di anime come Gesù».
1)parole di Gesù alla samaritana sono importanti:«Credimi, donna, viene l'ora ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità».
    a)è anzitutto l'invito ad una fede profonda:«Credimi...». Non è sempre facile credere. Questa fede ha per oggetto l'ora,«ed è questa»è adesso", dice il testo greco); quindi questo tempo è già iniziato.
     b)è la rivelazione?La nuova adorazionesaràSpirito e Verità,sia il luogo dove si adora.Che cosa significa?
    ·Anzitutto ilvalore straordinario dell'adorazionedella Celebrazione eucaristica,tanto che Agostino afferma: «Quel corpo, prima di essere mangiato, deve essere adorato». Ecco il valore delle due ostensioni.
    ·l'adorazione richiede sì unluogo materialedove ritirarsi(la chiesa: il valore dell'esposizione eucaristica); ma esige anche il rispetto di unluogo spirituale, totalmente compenetrato dalla presenza dello Spirito Santo.Questo luogo è l'uomo;eucaristica diventa veritiera se ci impegniamo anche ad adorare Gesù nelle persone che incontriamo.
     ·questa adorazione sarà"in Spirito",perché nel Battesimo siamo divenuti tempio di Dio (cf Gal 5,16-25; Ef 4,30; 1Tess 5,19); e"in Verità",perché dobbiamo nutrirci delle verità contenute nella Parola di Dio. Senza lo Spirito Santo e la "lectio divina" non si può essere veri adoratori.
«E il Padre cerca tali adoratori»,che adorino Gesùle specie del pane e del vino durante la Celebrazione, ma anche presente nelle Ostie consacrate e nel cuore dell'uomo.
2)ibenefici effetti di questa adorazione?
        ·guarigione dello sguardo:alle benefiche irradiazioni dell'Ostia veniamo risanati nel nostro modo di pensare, di ascoltare e di vedere;
   ·guarigione più importante èquella del cuoreindifferenzae dalrelativismo,le due malattie diaboliche dell'uomo contemporaneo;
  ·l'adorazione notturna strapperà la notte al diavolo che nelle discoteche rovina il corpo e uccide lo spirito a una moltitudine di giovani.”
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Domanda:
Buongiorno Padre, mi scusi se la disturbo, mi chiamo Barbara, sono sposata e vivo con la mia famiglia a Riano. E’ da un po’ di tempo che visito il sito della sua parrocchia, è fatto molto bene, lo trovo molto interessante, completo, efficiente. E’ la prima volta che scrivo ad un sacerdote riguardo ad un quesito di natura morale, ma penso che lei sia la persona adatta per fugare ogni mio dubbio. Rifacendomi al delle Beatitudinidel vangelo di Matteo, lÿangelista scrive “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Al giorno dƐgi cosa deve fare o come deve comportarsi una persona per essere non solo un buon cristiano ma un di cuore? La purezza sta nelle intenzioni, nel vorrei tanto pensare, dire, comportarmi in questo modo, con il mio prossimo, con i miei colleghi di lavoro, ma poi uno non riesce per le proprie debolezze, o la purezza sta in un connubio inscindibile tra preghiera e vita pratica, in modo tale che ogni cristiano in quanto tale è chiamato ad essere della terrae del mondocome ci insegna Gesù Cristo? La ringrazio perché sono certa che mi aiuterà a fare chiarezza nel cuore. Chiedo a Gesù di benedirla con una luce speciale. Cordiali saluti

Risposta:
Cara Barbara, la ringrazio per avermi scritto e complimenti per la tua preparazione spirituale e la tua voglia di essere, ogni giorno, una persona più vicina al modello cristiano lasciato da nostro Signore Gesù Cristo. Considero che attraverso la lettura e applicazione del commento sulle Beatitudine fatto dal Padre Domenico Marafioti, s.j. puoi trovare quello che stai cercando. Con affetto, Don Vianey.
“La sesta beatitudine. Purezza del cuore e nell’amore coniugale
Le Beatitudini
Le Beatitudini sono il centro delDiscorso della Montagna5,1-12). Gesù annuncia il Vangelo del Regno e si rivolge ai poveri, trascurati da tutti, ma amati da Dio. La povertà, la sofferenza, l’ingiustizia e il dolore minacciano l’esistenza umana, senza che l’uomo possa difendersi o sottrarsi. Dio però viene incontro ai poveri abbandonati, e per coloro che sono privati di tutto sulla terra, egli prepara il Regno dei cieli. Là non ci saranno più lacrime e miserie, ma vita e gioia senza fine per chi partecipa alla eterna felicità di Dio.
Le Beatitudini sono benedizioni, e le benedizioni sono promesse di Dio. Dio benedice i poveri: a coloro a cui nessuno porta mai una buona notizia, perché sempre oppressi dalle ristrettezze, Dio dice parole di bene. Il suo non è un semplice augurio, perché la sua parola è onnipotente. Perciò Dio fa il bene che dice. Con la stessa onnipotenza con cui ha creato il mondo all’inizio, ora prepara un mondo di bene per i poveri. Le Beatitudini sono quindi promesse che Dio fa ai poveri, agli afflitti, ai perseguitati e a tutti quelli che soffrono.
Gesù annuncia ciò che Dio sta per fare per gli uomini devastati dal bisogno e dalle necessità. Si è beati, non perché ora sulla terra si è privi di tutto – questo anzi è motivo di dolore – ma si è beati perché Dio prepara per i poveri un futuro di speranza (Geremia 29,11). Così infatti dice altrove Gesù ai discepoli:«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno»12,32).
Le Beatitudini hanno una duplice dimensione, terrena ed escatologica. Dio realizza le sue promesse in parte nel tempo, ma in modo completo nell’eternità; ora nella speranza, alla fine nella realtà. La certezza del compimento ultimo riempie di gioia fin da ora, e fa attraversare con fiducia le difficoltà attuali, sopportando il peso della vita quotidiana, nella prospettiva della felicità definitiva. Le Beatitudini sono quindi una parola di speranza per tutti davanti alle sofferenze presenti, perché nessuno si ripieghi su se stesso, né si lasci abbattere dall'afflizione in cui si può venire a trovare. Al contrario, viva nella fiduciosa attesa che Dio compirà per ciascuno di noi il bene che dice nelle Beatitudini, che sono una benedizione per l'uomo pellegrino nel tempo.
La purezza del cuore
La sesta beatitudine riguarda la purezza del cuore:«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio»5,8). Nel linguaggio umano e soprattutto nel linguaggio biblico il cuore è il centro della persona. Lì maturano le scelte importanti della vita, lì ognuno ritrova se stesso e la propria identità, lì ogni persona decide di sé, nel suo rapporto con gli altri, col mondo e con Dio. Il cuore buono rende buono tutto l'uomo, il cuore cattivo lo rende cattivo.
Nella discussione sul puro e l'impuro Gesù dice che non sono le cose esterne e materiali che rendono impuri. Così pensavano i farisei, che avevano una concezione materialistica della purezza. Essi identificavano il puro con il pulito, perciò si lavavano e facevano tante abluzioni rituali; inoltre ritenevano impuri anche alcuni cibi, evitavano di mangiarli e li proibivano agli altri. Come ancora oggi fanno gli ebrei e i mussulmani con la carne di maiale e altri animali.
Gesù invece dichiara che la purezza è un fatto interiore e spirituale. Ciò che corrompe e rende impuri, non sono le cose materiali, ma il peccato; non è ciò che viene a contatto con l'uomo dal di fuori, ma ciò che dall'interno determina i comportamenti personali di ciascuno.«Tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo», perché gli entra nello stomaco, non nell'anima.«Ciò che esce dall'uomo, questo contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo»7,18.20-22).
Dalla dimensione interiore e spirituale dell'uomo, dalla sua anima e dal suo cuore derivano i desideri e le azioni buone o cattive. Se sono cattive corrompono tutto l'uomo: infatti è cattivo all'interno, dove ha pensato e desiderato il male; ed è cattivo all'esterno, dove si comporta male e fa male agli altri. Così il cuore, centro della persona, qualifica in senso positivo o negativo tutta la persona.
Il cuore è come una sorgente da cui deriva tutto. Se la sorgente è buona, tutto sarà buono; se la sorgente è inquinata, tutto sarà corrotto. In questo senso Gesù dice:«La bocca parla dalla pienezza del cuore», perché ognuno tira fuori ciò che porta dentro. E ancora:«L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive»12,34-35). Bisogna quindi che ci sia un cuore buono, puro, generoso, perché tutta la vita e tutte le cose che si fanno siano buone. In particolare il cuore è la sede e la sorgente dell'amore. Perciò si ama Dio«con tutto il cuore»il prossimo«come se stessi»22,37-40). La purezza del cuore sta quindi nella purezza dell'amore, e l'amore è puro quando è vero. Non solo sincero, ma proprio vero, cioè libero da ogni egoismo.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio
Cerchiamo quindi di guardare più da vicino la beatitudine: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio». Abbiamo visto che la purezza è anzitutto un fatto interiore, del cuore, dove ognuno incontra l'altro nella verità. L'amore del prossimo richiede che i rapporti interpersonali siano veri, non falsi; autentici, non interessati. Perciò la prima cosa contraria alla purezza è la menzogna, la seconda è l'egoismo. Chi cerca il proprio interesse e inganna gli altri per raggiungere i propri scopi, non è puro nelle sue intenzioni e nelle sue azioni. In particolare, la purezza riguarda quel rapporto interpersonale, unico e specifico, che è il rapporto affettivo tra le persone. La   purezza riguarda 'amore.
L'amore tra due persone deve essere vero e reale, allora è puro. L'amore vuole bene, vuole il bene dell'altro e vuole fare del bene all'altro, perciò si dona all'altro ed è pronto ad accogliere il dono dell'altro. In questo dono generoso l'amore arriva fino a dimenticarsi di sé e sacrificarsi per la persona amata. Questo è l'amore vero e puro. Se invece nell'amore uno cerca se stesso e i propri interessi, e per questo strumentalizza l'altro, allora l'amore è falso e menzognero. La purezza del cuore, quindi, è la purezza dell'amore che ama nella verità. Chi ama davvero dona se stesso con generosità e gratuità, e accoglie l'altro con riconoscenza e rispetto.
Molti aspetti dell'amore umano e spirituale sono stati analizzati con grande profondità dal Papa Benedetto XVI nella sua prima enciclicaDeus caritas est, del 25 dicembre 2005. Dopo aver spiegato il significato dei due termini greci per indicare l'amore, eros e agape, egli incoraggia tutti a progredire sulla via dell'amore di Dio e del prossimo:«L'amore è possibile, e noi siamo in grado di praticarlo perché creati a immagine dì Dìo. Vivere l'amore, e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo, ecco ciò a cui vorrei invitare con la presente enciclica»39). Amare in modo vero e puro è possibile, basta cominciare.
La purezza nell'amore coniugale
La purezza del cuore si riferisce a tutte le relazioni interpersonali, in cui è coinvolta la dimensione affettiva. Si può parlare dell'amore verso i genitori, verso i fratelli, gli amici. Ma un particolare rapporto affettivo intimo, intenso e coinvolgente, è l'amore coniugale, dove un uomo e una donna si amano anima e corpo, nella totalità del loro essere, per sempre.
L'amore coniugale è un fatto interiore del cuore, che si esprime nel corpo. L'intimità della persona, dove ognuno accoglie l'altro in modo esclusivo, si concretizza nell'intimità del corpo, dove l'unione sessuale esprime e realizza il dono reciproco e totale tra l'uomo e la donna. La purezza, quindi, oltre a essere un fatto del cuore e dell'interiorità della persona, riguarda anche il corpo umano e la sessualità. Anche nella sessualità ci può essere autenticità e verità, oppure egoismo e menzogna: quando c'è la verità, c'è la purezza dell'amore, quando c'è l'egoismo c'è l'impurità.
Chi ama con purezza sa controllare la sessualità, in modo che la ricerca del piacere sia orientata a esprimere e realizzare l'amore coniugale interpersonale. Il matrimonio è il luogo in cui l'amore coniugale si realizza nell'unione sessuale. L'uomo e la donna mettono insieme i loro corpi nell'intimità sessuale, perché hanno messo insieme la loro vita nell'amore per sempre. Se invece la sessualità che cerca il piacere è staccata dall'amore, allora è inquinata dall'interesse e dall'egoismo, e perciò è impura”.
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Domanda:
Caro padre mi scusi ma da qualche giorno mi frulla in mente una domanda che vorrei ricacciare via e che mi fa sentire in un certo senso ” al solo pensarla. Il mio problema è questo: se noi nel celebrare lþcarestia mangiamo la carne e il sangue di Cristo, e se Cristo Gesù è vero Dio e vero uomo, non commettiamo forse una sorta di cannibalismo (se poniamo l¬cento sulla natura umana di Gesù) o una sorta di teofagia (se mettiamo l¬cento sulla natura divina di Gesù)? Il cuore mi dice di no, ma non riesco a spiegarmi con la mia ragione il motivo di ciò. La ringrazio per la sua disponibilità e la ricordo nelle mie preghiere. Francesco

Risposta:
Caro Francesco, grazie per avermi scritto e per ricordarmi nelle tue preghiere. Credo poter risponderti con un intervento fatto dal Padre Raniero Cantalamessa  in data 27-08-2010 Fabriano, Relazione alla 61a Settimana Liturgica Nazionale,con il tema: EUCARISTIA, PROFEZIONE DI COMUNIONE; che nel punto 2 L’Eucaristia comunione con Cristo, afferma:
“Paolo parla dell’Eucaristia come comunione con il corpo e il sangue di Cristo. Ma che significano esattamente le parole corpo e sangue? La parola “corpo”, nella Bibbia non indica, come nel nostro linguaggio attuale, una componente, o una parte, dell’uomo che, unita alle altre componenti che sono l’anima e lo spirito, forma l’uomo completo; indica tutta la vita in quanto si svolge in una dimensione corporea. Ha lo stesso significato che ha la parola “carne” in Giovanni ,14: “Il Verbo si è fatto carne”. Istituendo l’Eucaristia, Gesù ci ha lasciato in dono tutta la sua vita, dal primo istante dell’incarnazione all’ultimo momento, con tutto ciò che concretamente aveva riempito tale vita: silenzio, sudori, fatiche, preghiera, lotte, umiliazioni; in una parola “il vissuto” esistenziale e storico di Gesù.
Cosa aggiunge allora la parola “sangue”, se Gesù ci ha già donato tutta la sua vita nel suo corpo? Aggiunge la morte! Il termine “sangue” nella Bibbia non indica, infatti, un organo del corpo, cioè una parte di una parte dell’uomo; indica un evento: la morte. Se il sangue è la sede della vita (così si pensava allora), il suo “versamento” è il segno plastico della morte. Dire che l’Eucaristia è il mistero del corpo e del sangue del Signore, significa dire che è il sacramento della vita e della morte del Signore, il sacramento che rende presente nello stesso tempo l’incarnazione e la passione del Salvatore.
Cerchiamo di approfondire quale genere di comunione si stabilisce tra noi e Cristo nell’Eucaristia. In Giovanni 6, 57 Gesù dice: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me”. La preposizione “per” (in greco, dià) ha qui valore causale e finale; indica insieme un movimento di provenienza e un movimento di destinazione. Significa che chi mangia il corpo di Cristo vive “da” lui, cioè a causa di lui, in forza della vita che proviene da lui, e vive “in vista di” lui, cioè per la sua gloria, il suo amore, il suo Regno. Come Gesù vive del Padre e per il Padre, così, comunicandoci al santo mistero del suo corpo e del suo sangue, noi viviamo di Gesù e per Gesù.
E’ infatti il principio vitale più forte che assimila a sé quello meno forte, non viceversa. E’ il vegetale che assimila il minerale, non viceversa; è l’animale che assimila e il vegetale e il minerale, non viceversa. Così ora, sul piano spirituale, è il divino che assimila a sé l’umano, non viceversa. Sicché mentre in tutti gli altri casi è colui che mangia che assimila ciò che mangia, qui è colui che è mangiato che assimila a sé chi lo mangia. A colui che si accosta a riceverlo, Gesù ripete ciò che diceva ad Agostino: “Non sarai tu che assimilerai me a te, ma sarò io che assimilerò te a me”[ Cf Agostino, Confessioni, VII, 10.].
Un filosofo ateo ha detto: “L’uomo è ciò che mangia”, intendendo dire, con ciò, che nell’uomo non esiste una differenza qualitativa tra materia e spirito, ma che tutto, in esso, si riduce alla componente organica e materiale. Ma, ancora una volta, è avvenuto che un ateo ha dato, senza saperlo, la migliore formulazione a un mistero cristiano. Grazie all’Eucaristia, il cristiano è veramente ciò che mangia! Scriveva già, tanto tempo fa, san Leone Magno: “La nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a farci diventare quello che mangiamo”[ S. Leone Magno, Sermone 12 sulla Passione, 7 (CCL 138A, p. 388).]
Nell’Eucaristia non c’è dunque solo comunione tra Cristo e noi, ma anche assimilazione; la comunione non è solo unione di due corpi, di due menti, di due volontà, ma è assimilazione all’unico corpo, l’unica mente e volontà di Cristo. “Chi si unisce al Signore forma con lui un solo Spirito” (1 Cor 6, 17).
Questi sono concetti ed esempi classici. Vorrei insistere su un aspetto esistenziale della comunione eucaristica del quale si parla meno. La Lettera agli Efesini dice che il matrimonio umano è un simbolo dell’unione tra Cristo e la Chiesa: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” (Ef 5, 31-33). Ora, secondo san Paolo, la conseguenza immediata del matrimonio è che il corpo (cioè, nel senso biblico di corpo, tutta la persona) del marito diventa della moglie e, viceversa, il corpo della moglie diventa del marito (cfr. 1 Cor 7, 4).
Applicato all’Eucaristia questo significa che la carne incorruttibile e datrice di vita del Verbo incarnato diventa “mia”, ma anche la mia carne, la mia umanità, diventa di Cristo, è fatta propria da lui. Nell’Eucaristia noi riceviamo il corpo e il sangue di Cristo, ma anche Cristo “riceve” il nostro corpo e il nostro sangue! Gesú, scrive sant’Ilario di Poitiers, assume la carne di colui che assume la sua[S. Ilario di Poitiers, De Trinitate, 8, 16 (PL 10, 248): “Eius tantum in se adsumptam habens carnem, qui suam sumpserit”]. Egli dice a noi: “Prendi, questo è il mio corpo”, ma anche noi possiamo dire a lui: “Prendi, questo è il mio corpo”.
Non c’è nulla della mia vita che non appartenga a Cristo. Nessuno dovrebbe dire: “Ah, Gesú non sa cosa vuol dire essere sposato, essere donna, aver perso un figlio, essere malato, essere anziano, essere persona di colore!” Ciò che Cristo non ha potuto vivere “secondo la carne”, essendo stata la sua esistenza terrena, come quella di ogni uomo, limitata ad alcune esperienze, lo vive e “sperimenta” ora da risorto “secondo lo Spirito”, grazie alla comunione sponsale con la Chiesa. Tutto ciò che “mancava” alla piena “incarnazione” del Verbo si “compie” nell’Eucaristia. Aveva compreso il motivo profondo di ciò la beata Elisabetta della Trinità quando scriveva: “La sposa appartiene allo sposo. Il mio mi ha presa. Vuole che sia per lui un’umanità aggiunta” [B. Elisabetta della Trinità, Lettera 261, alla mamma (in Opere, Roma 1967, p. 457)].
Quale inesauribile motivo di stupore e di consolazione al pensiero che la nostra umanità diventa l’umanità di Cristo! Ma anche quale responsabilità da tutto ciò! Se i miei occhi sono diventati gli occhi di Cristo, la mia bocca quella di Cristo, quale motivo per non permettere al mio sguardo di indugiare su immagini lascive, alla mia lingua di non parlare contro il fratello, al mio corpo di non servire come strumento di peccato. “Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta?” (1Cor 6,15).
Dare a Gesú le nostre cose –fatiche, dolori, fallimenti e peccati- è però solo il primo atto. Dal dare si deve passare subito, nella comunione, al ricevere. Ricevere nientemeno che la santità di Cristo! Se non facciamo questo “colpo di audacia” non capiremo mai “l’enormità” che è l’Eucaristia.
C’è un atto che a compierlo con gli uomini costituisce reato ed è punito dalla legge, a compierlo invece con Cristo è non solo permesso, ma sommamente raccomandato: la “appropriazione indebita”. In ogni comunione Cristo ci “istiga” a fare una appropriazione indebita! (“Indebita”, cioè non dovuta, non meritata, puramente gratuita!). Dove mai si attuerà, concretamente, nella vita del credente, quel “meraviglioso scambio” (admirabile commercium) di cui parla la liturgia, se non si attua al momento della comunione? Lì abbiamo la possibilità di dare a Gesú i nostri cenci e ricevere da lui il “manto della giustizia” (Is 61,10). È scritto infatti che egli “per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Cor 1,30). Ciò che egli è diventato “per noi” ci è destinato, ci appartiene. È una scoperta capace di mettere le ali alla nostra vita spirituale.” . Dio la benedica, con affetto, d. Vianey.
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Domanda:
Gentile Don Vianey volevo sapere se posso ricevere il sacramento della comunione dopo essermi confessato, pur non essendo sposato ma convivente da più di 20 anni e ho anche un bimbo di 8 anni. Non ho mai tradito la mia donna, sono sempre stato con lei, siamo credenti, preghiamo moltissimo, abbiamo ricevuto tutti i sacramenti tranne quello del matrimonio. Volevo anche sapere se una persona non sposata ma convivente un domani sul letto di morte può ricevere l’unzione degli infermi. Se un uomo e una donna si amano profondamente e si rispettano con fedeltà reciproca, perché serve così necessariamente il matrimonio per essere nella grazia di Dio, se il suo amore è così grande verso i suoi figli. Ringraziando la saluto con affetto. Alessandro

Risposta:
Caro Alessandro, grazie per avermi scritto e per aver condiviso con me la tua situazione personale e famigliare. Rispondendo alla prima domanda dovrei dirti che non è possibile per voi, nella situazione descritta, ricevere il Sacramento dell’Eucaristia perché secondo la Dottrina Cristiana, insegnata dalla Santa Chiesa Cattolica, per fare degnamente la Santa Comunione si richiedono tre cose:
1 - Essere in stato di grazia e cioè senza peccato mortale
2 - Sapere e pensare Chi si va a ricevere
3 - Essere digiuni da almeno un’ora (eccezione fatta per l’acqua e le medicine). Gli anziani, coloro che sono affetti da qualche infermità e le persone addette alle loro cure, possono ricevere la santissima Eucaristia anche se hanno preso qualcosa entro l'ora antecedente.
Inoltre, le norme della Chiesa Cattolica ci insegnano che nel Sacramento dell’Eucaristia non sono ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l'irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto.
Per quanto riguarda i divorziati risposati civilmente, “la Chiesa afferma che essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione”. Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l'accesso alla Comunione eucaristica: «Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale; se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio».
Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l'accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall'assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, “assumano l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi”» .In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo.
In questa prospettiva, anche, il fedele che convive abitualmente con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica. Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, essa si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile. La partecipazione alla vita della Chiesa non è esclusivamente ridotta alla questione della recezione dell'Eucaristia. I fedeli che per la loro situazione non possono accedere alla comunione possono partecipare al sacrificio di Cristo nella Messa, e anche se non possono ricevere la comunione sacramentale, possono unirsi a Lui con la comunione spirituale, con la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, e partecipare alle opere di carità e di giustizia (Cf. Esort. apost. Familiaris consortio, n. 84: AAS 74 (1982) 185). In quanto alla tua seconda domanda: “se una persona non sposata ma convivente un domani sul letto di morte può ricevere l’unzione degli infermi…”. Ti rispondo che si é possibile, ma è necessario che la persona sul letto di morte si penta e chieda perdono a Dio dei suoi peccati attraverso il Sacramento della Confessione e dopo, già assolto dei suoi peccati può ricevere la Santa Comunione e il Sacramento dell’Unzione degli infermi. Caro, Alessandro mi rimane una domanda da farti, se voi per più di 20 anni state portando una vita insieme con dei buoni valori cristiani perché non vi sposati in Chiesa? E si ci sono presenti delle difficoltà per poter farlo, vi invito a venire in Parrocchia per trovare insieme la soluzione. Dio vi benedica. Con affetto, d. Vianey.
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Domanda:
Reverendo Padre vorrei gentilmente delle delucidazioni sul sacramento della confessione e della riconciliazione. Premetto che sono pieno di dubbi, è da circa venti anni che non mi confesso e gradualmente mi sono allontanato dalla pratica religiosa. In questo ultimo periodo ho iniziato a rileggere il Vangelo e ne sono piacevolmente attratto per la bontà e giustizia presente. In particolare trovo molto bella la parabola del giovane ricco del vangelo di Matteo. Sono molto ignorante dal punto di vista religioso e quello che non riesco a comprendere fino in fondo è: - secondo le scritture dopo la morte ognuno di noi avrà una diversa a seconda delle azioni fatte sulla Terra? - se una persona ha peccato, si pente, si confessa e viene perdonata, le sue azioni negative saranno totalmente cancellate quando si troverà davanti alla giustizia di Dio? Un altro dubbio che non riesco a sanare: la confessione non può essere interpretata come una pratica per continuare a peccare e infine essere comunque salvato? Mi spiego meglio: mortalmente tanto dopo mi confesso e mi pento e sarò salvato, poi pecco mortalmente ancora tanto dopo mi confesso e mi pento e sarò nuovamente salvato......e cosi via sino alla morteNon sarebbe più equo dire: Dio deciderà la gravità delle tue azioni e la benevolenza delle tue opere passate, presenti e future e alla fine sarai giudicato in base a ciò che hai fatto nel corso della vita, da ora in poi cerca di seguire gli insegnamenti di Cristo rispettando i dieci comandamenti. Grazie per l½tenzione e la disponibilità. Cordiali saluti Daniele.

Risposta:
Caro Daniele, Grazie per avermi scritto. Complimenti per la scelta che hai fatto di riprendere la strada giusta nella ricerca di Dio e delle Sue cose attraverso la lettura della Parola di Dio. Ti invito anche a dare lettura del libro, Catechismo della Chiesa Cattolica, che ti può aiutare insieme alla lettura della Bibbia ad avere le idee chiare per condurre una buona vita cristiana. Di seguito ti presento quello che la Chiesa Cattolica insegna sugli effetti del Sacramento della riconciliazione o Confessione e che puoi approfondire nel Catechismo della Chiesa Cattolica:
“Gli effetti di questo sacramento
1468« Tutto il valore della Penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia ».fine e l'effetto di questo sacramento sono dunque lariconciliazione con Dio. Coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa conseguono « la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito ».il sacramento della Riconciliazione con Dio opera una autentica « risurrezione spirituale », restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, di cui il più prezioso è l'amicizia di Dio.
1469sacramentoci riconcilia con la Chiesa. Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura. In questo senso, non guarisce soltanto colui che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di uno dei suoi membri.o rinsaldato nella comunione dei santi, il peccatore viene fortificato dallo scambio dei beni spirituali tra tutte le membra vive del corpo di Cristo, siano esse ancora nella condizione di pellegrini o siano già nella patria celeste.
« Bisogna aggiungere che tale riconciliazione con Dio ha come conseguenza, per così dire, altre riconciliazioni, che rimediano ad altrettante rotture, causate dal peccato: il penitente perdonato si riconcilia con se stesso nel fondo più intimo del proprio essere, in cui ricupera la propria verità interiore; si riconcilia con i fratelli, da lui in qualche modo offesi e lesi; si riconcilia con la Chiesa; si riconcilia con tutto il creato ».
1470questo sacramento, il peccatore, rimettendosi al giudizio misericordioso di Dio,anticipain un certo modoil giudizioal quale sarà sottoposto al termine di questa esistenza terrena. È infatti ora, in questa vita, che ci è offerta la possibilità di scegliere tra la vita e la morte, ed è soltanto attraverso il cammino della conversione che possiamo entrare nel regno di Dio, dal quale il peccato grave esclude.a Cristo mediante la penitenza e la fede, il peccatore passa dalla morte alla vita « e non va incontro al giudizio » (Gv5,24).
X. Le indulgenze
1471dottrina e la pratica delle indulgenze nella Chiesa sono strettamente legate agli effetti del sacramento della Penitenza.
Che cos'è l'indulgenza?
« L'indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi ».
« L'indulgenza è parziale o plenaria secondo che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati ».« Ogni fedele può acquisire le indulgenze [...] per se stesso o applicarle ai defunti ».
Le pene del peccato
1472comprendere questa dottrina e questa pratica della Chiesa bisogna tener presente che il peccatoha una duplice conseguenza. Il peccato grave ci priva della comunione con Dio e perciò ci rende incapaci di conseguire la vita eterna, la cui privazione è chiamata la « pena eterna » del peccato. D'altra parte, ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio. Tale purificazione libera dalla cosiddetta « pena temporale » del peccato. Queste due pene non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato. Una conversione, che procede da una fervente carità, può arrivare alla totale purificazione del peccatore, così che non sussista più alcuna pena.1473perdono del peccato e la restaurazione della comunione con Dio comportano la remissione delle pene eterne del peccato. Rimangono, tuttavia, le pene temporali del peccato. Il cristiano deve sforzarsi, sopportando pazientemente le sofferenze e le prove di ogni genere e, venuto il giorno, affrontando serenamente la morte, di accettare come una grazia queste pene temporali del peccato; deve impegnarsi, attraverso le opere di misericordia e di carità, come pure mediante la preghiera e le varie pratiche di penitenza, a spogliarsi completamente dell'« uomo vecchio » e a rivestire « l'uomo nuovo ».Che Dio ti benedica. Con affetto, don Vianey.
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Domanda:
ho notato che nella Vs.parrocchia e in quella dei Padri Teatini, date poco rilievo alla confessione. per potermi confessare spesso sono costretto ad andare a messa a Rignano Flaminio ,durante la messa ci sono sempre due preti che confessano . secondo il mio modesto parere la confessione è uno dei pilastri del Crisitianesimo, con la confessione distruggiamo tutto il male che abbiamo commesso e rinasciamo a vita nuova. Salvatore

Risposta:
Caro Salvatore, grazie per averci scritto e complimenti per lo zelo nel cercare spesso il Sacramento della Confessione per distruggere il male che ha commesso, rinascendo così, a vita nuova. Mi dispiace che debba andare fuori della nostra città di Morlupo per poterlo fare spesso, perché non è abbastanza il nostro servizio offerto per il Sacramento della Confessione, nella Parrocchia di San Giovanni Battista, nell’orario dalle ore 16,00 alle 17,00 di ogni giorno, dal lunedì alla domenica, durante il tempo dell’Adorazione Eucaristica e la disponibilità del Sacerdote celebrante a confessare dopo aver celebrato la Santa Messa; anche ogni domenica alle ore 11,00 c’è un sacerdote disponibile per il Sacramento della Confessione; inoltre c’è la nostra disponibilità per confessare in orario diverso attraverso appuntamento. I Padri Teatini, responsabili della Parrocchia di San Gaetano, mi hanno detto che durante le Sante Messe dei giorni Sabato e domenica sempre c’è un Sacerdote disponibile per il Sacramento della Confessione; inoltre mi hanno detto che bussando nella canonica nei giorni lunedì a venerdì nell’orario dalle 8,00 alle 18,00 sempre si trova un Sacerdote disponibile per Confessare. Dio la benedica. Con affetto, don Vianey.
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Domanda:
Siamo Egidio, Mina, Francesco e Nadine dal Belgio. Stiamo bene e ti ricordiamo sempre nelle nostre preghiere. Da parte nostra gli auguri più affettuosi per un Santo Natale di pace e di gioia. Auguri anche a tutta la comunità parrocchiale.

Risposta:
Con grande gioia ricevo vostre notizie ed estendo a voi gli auguri più sereni per queste festività da parte di tutta la comunità parrocchiale. Che il Signore illumini il vostro cammino nella difficile strada della Missione. Siete sempre nelle nostre preghiere. Dio vi benedica. Con affetto, don Vianey.
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Domanda:
Padre, volevo sapere se mia figlia la chiamo Sophia, ci saranno problemi al battesimo ? Grazie mille.

Risposta:
Non ci sono problemi, può chiamare sua figlia Sophia. Tra l'atro, esiste più di una Santa Sofia, può cercare il Santo a cui essere devoti al seguenbte link: clicchi qui, poi nel campo cerca inserisca il nome Sofia, in italiano, poi clicchi su cerca ed avrà i nomi dei Santi e Beati corrispendi al nome cercato. Con affetto, don Vianey.
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Domanda:
Padre, chiedo scusa se non ho scritto prima, in questo periodo sono stato fuori per impegni di lavoro e studio. Ho riflettutto molto dopo la sua profonda risposta, che mi ha trasmesso segnali positivi, disponibilità e accoglienza a noi pecorelle smarrite. Proverò a partecipare alla messa domenicale, al suo rientro in ottobre deciderò quali altri passi fare. Tantissimi complimenti per il sito. Le auguro riposo e serenità. Federico

Risposta:
Caro Federico, grazie per i tuoi auguri, mi fa piacere che ti sei fatto nuovamente sentire ma, soprattutto, saper che vuoi intraprendere un cammino di fede. Sono disponibile per il nostro primo incontro, di persona, da questo momento in poi. Dio ti benedica. Con affetto, don Vianey.
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Domanda:
caro parroco mi chiamo Maria Grazia vorrei chiederle se per poter battezzare mia figlia di 8 anni in una parrocchia che non è la mia devo avere il permesso scritto del mio parroco la ringrazio distinti saluti Maria Grazia

Risposta:
Cara Maria Grazia, i battesimi dei figli si devono celebrare nella Parrocchia del domicilio dei Genitori, ma quando loro decidono diversamente, per poter farlo in un’altra Parrocchia bisogna chiedere al proprio Parroco il nulla osta o permesso per farlo altrove. Normalmente i battesimi vengono fatti nei primi mesi di vita dei bambini/e e fino alla età di sette anni, tempo nel quale secondo la legge civile e la legge ecclesiastica i bambini/e non hanno ancora uso di ragione, per questo motivo, il Sacramento del Battesimo viene amministrato dal Parroco o suo delegato previa una catechesi pre-sacramentale ai Genitori e Padrini, quali tutori e responsabili dell’educazione nella fede. Dopo i sette anni, i bambini/e, hanno già uso di ragione, per questo motivo la procedura per accedere al Sacramento del Battesimo é diversa perché viene contemplato come un Battesimo di un adulto. Pertanto è necessario che il/la bambino/a maggiore di sette anni realizzi un cammino di fede attraverso un tempo di catechesi che li formerà  e introdurrà alla vita cristiana. Finito questo tempo di catechesi il/la bambino/a lo stesso giorno riceverà  il Sacramento del Battesimo e quello della Prima Comunione. Se hai ancora dei dubbi mi puoi contattare. Con piacere cercherò di chiarirli al massimo. Dio ti benedica. Con affetto, don Vianey.
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Domanda:
Gentile parroco, i nostri più sinceri complimenti agli organizzatori della festa della Madonna di Costantinopoli, con simpatia, sorriso e bravura sono riusciti a coninvolgere adulti e bambini. L'unico consiglio se ci permette, è di organizzare questa bellissima festa in una data dove non sono previste feste patronali nei paesi vicini. Un saluto affettuoso a tutti. Gianluca e Catia

Risposta:
Cari Gianluca e Catia, Grazie per le vostre belle parole e i complimenti rivolti ai nostri collaboratori e organizzatori della festa della Madonna di Costantinopoli che ci incoraggiano a seguire per questa strada giusta, per crescere come comunità che vive e celebra la fede. In quanto al suggerimento di far la festa in una data dove non sono previste feste patronali nei Paesi vicini non è possibile perché questa festa viene organizzata come festa patronale del borgo della Mazzocca nella domenica più vicina al 12 settembre, giorno che viene celebrata la festa della Madonna di Costantinopoli. Grazie per averci visitato e per la vostra partecipazione alla nostra festa. Dio vi benedica. Con Affetto, don Vianey.
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Domanda:
Buongiorno a tutti, il 15 e 16 settembre avete creato una delle più belle feste per bambini, ragazzi e adulti. Complimenti per la splendida organizzazione e per la vostra bravura. Avete rappresentato la naturale continuità di una splendida giornata di gioia e amicizia. Continuate così. Un saluto affettuoso al Vostro parroco e a tutti voi, da Loredana, Marco e Dario di Magliano Romano

Risposta:
Cari Loredana, Marco e Dario, grazie per i vostri complimenti e per il vostro invito a continuare per questa strada giusta, che ci porta a vivere e far vivere nella gioia e amicizia momenti di fraternità. Dio benedica voi e il vostro amato Parroco don Angelo insieme alla Comunità di Magliano Romano. Con Affetto, don Vianey.
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Domanda:
Egr. Don Vianey, impossibilitato a contattarla perchè all'estero, vorrei richiederLe la disponibilità della Chiesa Santa Maria al Borgo il giorno 20 ottobre prossimo dalle ore 20.00 per poter organizzare un'evento artistico e culturale che prevede: una visita guidata con l'esposizione delle opere recentemente restaurate, un concerto di musica (pianoforte, violino e voce), e lettura di poesie che esaltano l'arte e la bellezza del creato. L'Amministrazione Comunale sarebbe molto lieta di poter aprire nuovamente questa stupenda e suggestiva Chiesa ad iniziative che contribuiscano a far riemergere nelle persone il desiderio del sacro, quindi spero in un suo positivo riscontro. Un caro saluto e buona permanenza. L'Assessore Felice Cecchitelli - Comune di Morlupo

Risposta:
Caro Felice, un affettuoso saluto da questa terra Colombiana a te, alla tua famiglia, all'amministrazione comunale ed alla nostra amata comunità di Morlupo. Quanto alla tua richiesta, ti dico che la Chiesa di Santa Maria al Borgo sarà disponibile per il giorno e l'ora richiesta, giacché considero che una serata artistico-culturale con fondo religioso sia una grande opportunità per la nostra comunità morlupese per apprezzare ancora di più la nostra amata Chiesa dedicata a Santa Maria al Borgo. Personalmente, sarò presente in questa bella serata. Dio vi benedica. Con Affetto, Don Vianey.
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Domanda:
Buongiorno, vorrei delle informazioni per battezzare nella vostra chiesa la mia bambina. Siamo di Riano e vorremmo fare il battesimo il 01 Settembre intorno alle 11.00. Vorrei sarpere se è la chiesa è libera e se ci sono dei documenti che devo portare ( i padrini sono entrambi cresimati e io e mio marito siamo sposati in chiesa). Grazie Laura

Risposta:
Sig.ra Laura, la saluto e la informo che la Chiesa di San Giovanni Battista è disponibile per il 01 Settembre nella Santa Messa delle ore 11,00 per il Battesimo di vostra figlia. Poichè siete una famiglia residente in un’altra Parrocchia per poterlo fare nella nostra è necessario il nulla osta o permesso del vostro Parroco; per i Padrini servirebbe che chiedano nella Parrocchia dove abitano il certificato di idoneità per svolgere il compito di Padrino o Madrina. Muniti dei certificati anzidetti, Genitori e Padrini, prima della data del Battesimo, devono avere un incontro con me per la preparazione al Sacramento. Rimango in attesa di una vostra comunicazione per questo mezzo o al cell. 329.321.74.60. Dio Vi benedica. Con Affetto, Don Vianey.
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Domanda:
Padre ho 19 anni, dopo la cresima mi sono allontanato dalla Chiesa, un pò per colpa mia, ma anche per la mancanza di stimoli e di una guida spirituale concreta che mi poteva aiutare nei periodi di crisi. Complimenti per il sito è molto bello, interessante, utile per me che ho perso in questi anni i valori cristiani. Saluti. Federico

Risposta:
Caro Federico, è umano sbagliare ma è anche umano riconoscere lo sbaglio, pentirsi e fare di tutto per riprendere la strada giusta che ti porterà a recuperare i valori cristiani perduti. Sarò lieto di accoglierti nella nostra comunità parrocchiale dove troverai sicuramente spazio e nuovi stimoli per crescere umanamente e cristianamente.
Ti offro la mia amicizia per riprendere insieme un cammino di fede. Vieni a trovarmi in parrocchia o chiamami al 329.321.74.60 e ci metteremo d'accordo per un primo incontro. Con Affetto, Don Vianey.
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Domanda:
Gentile Parroco, siamo una famiglia residente a Morlupo nella zona stazione. Volevamo parlarle di persona per sapere se è possibile battezzare il nostro bambino presso la parrocchia di San Giovanni Battista, il giorno 01/09/2012 nel pomeriggio, poichè per comodità familiari è l'unica data in cui riusciamo a riunire tutti i ns parenti. La ringraziamo in anticipo per la sua cortese risposta. Saluti, Famiglia Polinari.

Gentile Don Vianey, volevamo comunicarle che, per quanto riguarda il battesimo del nostro bambino, siamo riusciti a definire la cosa con la parrocchia di San Gaetano quindi con i padri Teatini.La ringraziamo comunque per l'attenzione che siamo certi ci avrebbe dedicato e le auguriamo una buona serata. Famiglia Polinari

Risposta:
Prima di tutto, vi chiedo scusa per non aver risposto prima a causa di problemi tecnici di questa sezione che non mi hanno consentito di poterlo fare. Mi fa piacere sapere che siete riusciti a sistemare tutto l'occorrente per fare il battesimo di vostro figlio nella vostra parrocchia, permettendogli così l'ingresso nella comunità parrocchiale dove continuerà il suo cammino di fede. Dio vi benedica. Con affetto, Don Vianey.
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Domanda:
Gentile parroco mi perdoni l'ignoranza ma lei giustamente pubblica il programma della prossima festa patronale di Santa Maria Assunta ma personalmete mi sono sempre chiesto ma non è San Giovanni Battista il patrono di Morlupo? E se cosi fosse per quale motivo viene ancora consideratata Santa Maria Assunta il patrono del nostro paese??? Saluti Emanuele.

Risposta:
Storicamente, la festa Patronale della città di Morlupo riguardava la Madonna Assunta in Cielo il 15 agosto, San Rocco il 16 agosto e San Liberato il 17 agosto. Di quest’ultimo si è persa la tradizione negli anni.
San Giovanni Battista, invece, è il patrono della parrocchia di San Giovanni, sita in Piazza Giovanni XXIII, come San Gaetano della parrocchia di San Gaetano presso i padri Teatini.
San Giovanni Battista si festeggia il  29 agosto (o la domenica più vicina a quella data), nella ricorrenza del suo martirio, ovvero della sua nascita in cielo. In tale data si celebra anche Santa Jeanne Jugan, i cui festeggiamenti sono stati da me introdotti per una particolare devozione alla fondatrice delle piccole sorelle dei poveri e protettrice degli anziani, poveri ed abbandonati.
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Domanda:
Carissimo parroco, qual'è l’iter che la Chiesa percorre per verificare la santità di una persona e arrivare alla beatificazione o alla canonizzazione? Secondo le mie umili conoscenze, la prima fase, quella diocesana, accerta le virtù eroiche della vita della persona proposta alla devozione dei fedeli. Nella fase successiva, vengono studiati i documenti relativi alla persona dal dicastero preposto alle cause dei santi. In questo caso è necessaria la segnalazione di una grazia o di un miracolo avvenuto per intercessione del servo o della serva di Dio, che testimonia la santità della persona in oggetto e questa viene proclamata beata. Un secondo miracolo avvenuto dopo la beatificazione segna la santità della persona. Perché è richiesta l’approvazione di un miracolo prima della proclamazione di un beato o di un santo? Per la venerabile Caterina Paluzzi è possibile arrivare alla beatificazione? Grazie infinte.

Risposta:
L'iter che la Chiesa percorre per il processo di canonizzazione è descritto nella sezione "sapevi che", alla pagina dedicata al "processo di canonizzazione" (clicchi qui).
L'approvazione di un miracolo è necessaria perchè, dopo aver pregato la persona, già Veneranda/o o Beata/o, questa deve aver "risposto", venendo in soccorso con un evento inspiegabile e "prodigioso": questo viene ritenuto dalla Chiesa segno inequivocabile che la persona è in Paradiso e può e vuole soccorrere i vivi.
Per quanto riguarda la Venerabile Caterina Paluzzi, al momento, non ci sono progressi per la sua Beatificazione, pur essendo il processo avviato da molto tempo e seguito da un Postulatore. Sarebbe opportuno che il suo ordine religioso si adoperasse con ogni mezzo alla causa, ma questo ha un costo che probabilmente non è possibile affrontare.
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Domanda:
Buongiorno, mi permetto di disturbare perchè avrei bisogno di un grande favore. Sono un terziario francescano con sclerosi multipla e non posso venire io da voi. Avrei bisogno ci inviaste delle immaginette e materiale informativo di Cecilia Eusepi, suor Janne Jugar e se non disturbo troppo, già che abbiamo la fortuna di contattare una parrocchia a lui dedicata, di san Giovanni Battista. Ve lo chiediamo come enorme regalo se potete. Oppure se mi sapete dire a chi possiamo rivolgerci. Infinite grazie Pace e bene Guido B.

Risposta:
Sarò lieto di spedirle al più presto le immaginette di Cecilia e Santa Jeanne Jugan. Tutto il materiale informativo su Cecilia può trovarlo nel nostro sito, nella pagina a Lei dedicata e sul sito della nostra Diocesi a questo link:
http://www.diocesicivitacastellana.it/index.php/cecilia-eusepi-beatificazione (clicchi qui)
in questo link può trovare il pdf con la storia di Santa Jeanne Jugan da lai scaricabile (clicchi qui)
Dio la Benedica, Don Vianey.
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Domanda:
Padre, mi chiamo Lucio, ho 28 anni, e vorrei avvicinarmi di più alla Chiesa poichè sento che la Parola di Dio è la sola che può illuminare la mia vita. Ho sentito che nella sua parrocchia vi sono le Comunità neocatecumenali. Come potrei fare per iniziare anch'io il cammino? Lucio

Risposta:
Sarò lieto di accoglierla nella nostra comunità e di darle l'opportunità di vivere pienamente la parola di Dio.
Venga in parrocchia, mi cerchi, potrà parlarmi e la presenterò alla comunità Neocatecumenale.
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Domanda:
Carissimo parroco, vorrei sapere da che cosa prendono il nome i "neocatecumenali", poichè studiando storia dell'arte a scuola, ho scoperto che i "catecumeni" erano coloro che venivano posti al di fuori della chiesa durante le celebrazioni dell'epoca paleocristiana perchè non erano battezzati. Grazie. Sofia.

Risposta:
Nella Chiesa primitiva, chi voleva farsi cristiano doveva iniziare un «catecumenato», che era un itinerario di formazione per prepararsi al Battesimo. Attualmente, è ammesso al «catecumenato» l'adulto che intende ricevere il Battesimo.
Il Cammino Neocatecumenale, invece, è uno strumento, nelle parrocchie, per riportare alla fede tanta gente che l'ha abbandonata (post-battesimale). Quindi hanno in comune solo il nome, per assomiglianza, ma sono cose diverse. (in questo link troverà le informazioni sulla storia dei neocatecumenali, clicchi qui)
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Domanda:
Buongiorno, Mi chiamo Andrea e mi sono da poco trasferito a Morlupo, in Strada Morlupo-Capena. A breve dovrei fare da padrino in una Cresima e mi è stato chiesto il certificato di idoneità. Quando è possibile venire in parrocchia per averlo? È necessario portare qualche documento? Grazie infinite, Andrea.

Risposta:
Può venire in parrocchia ogni giorno al termine della messa serale che inizia alle ore 18,00, lì troverà sempre un parroco disponibile per l'emissione del documento da lei richiesto. Le condizioni per essere padrino ed il modulo di autocertificazione necessario, può trovarle cliccando nella sezione "Sapevi che", poi sul titolo Cresima, in fondo alla pagina troverà il link che le permette di scaricare il modulo (oppure clicchi qui).
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Il parroco: la Pastorale morlupese è stata pubblicata nella pagina delle preghiere (clicca qui per visionarla). Appena possibile il coro della parrocchia ne effettuerà una registrazione che sarà pubblicata sul sito.
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Domanda:
Caro Don Vianey, purtroppo da molto tempo manco l'appuntamento per la benedizione delle abitazioni durante la Quaresima: sarei veramente tanto felice se fosse possibile ricevere la benedizione della mia casa. Grazie.

Risposta:
Sarò lieto di benedire la sua abitazione. Mi faccia sapere il suo nome, un suo recapito telefonico e dove abita, sia scrivendo su questa pagina sia venendo personalmente in canonica.
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Domanda:
carina la vignetta dei troppo ... aggiungerei.troppo cristiani per parlare di Gesù nei nostri incontri personali o di gruppo...siamo troppo omologati alla mentalita del mondo.é più facile fare gli indignati che aspirare a diventare santi.buon lavoro. Roberto

Risposta:
Caro Roberto, la quotidianeità, le aspettative di vita che sentiamo e che altri riversano su noi, i mass media, l'egoismo, la fragilità umana, sono cose che rendono difficile essere dei moderni San Francesco. Lo è per i religiosi, figuriamoci per tutti gli altri.
Allora ben vengano coloro che sono indignati, accogliamoli con gioia, diamo loro la parola del Signore, diamo loro la speranza di vita, aiutiamoli  a trovare una soluzione ai problemi terreni, perchè tramite loro possiamo trovare la via della luce.
Nella nostra Parrocchia non mancano gli strumenti (la S. Messa, il Centro di Ascolto, l'Oratorio, la Confessione, il catechismo, gli incontri con i genitori, ecc.), usiamoli.
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Domanda:
Per la consulenza psicologica, esigenze di lavoro mi impediscono di essere libera nell'orario stabilito, come posso fare per avere un incontro con la Dott.ssa Minasi? La ringrazio.

Risposta:
Per questa consulenza la Dottoressa sarà disponibile secondo i nuovi orari indicati nel Centro di Ascolto.
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Domanda:
Carissimo parroco vorrei domandarle come mai abbiamo investito tanto nell'oratorio ma lo stesso è sempre chiuso? Ci sono tanti ragazzi nei bar morlupesi che fumano, iniziano a conoscere giochi di carte e altro che nel tempo potrebbero essere per loro fatali, e assumono atteggiamenti già da uomini vissuti, tutto questo potremmo evitarlo e aiutarli a crescere in modo migliore se solo li invogliassimo ad usufruire di una struttura più sana creata apposta per loro. Non è il caso di tenerlo sempre aperto questo oratorio? .......è un oratorio o un ambulatorio ad orari stabiliti????????

Risposta:
La ringrazio per aver visitato il nostro sito, mi complimento per la preoccupazione mostrata verso i nostri ragazzi affinchè non prendano strade sbagliate potendo usufruire della struttura dell'Oratorio.
L'ideale sarebbe averlo aperto tutti i giorni, ma al momento non abbiamo persone volontarie che possano darci una mano prendendosi cura dell'animazione durante l'orario di apertura, per questo le faccio una proposta: venga presso la nostra parrocchia e partecipi aiutandoci come volontario per portare avanti la sua idea con l'obiettivo di avere l'Oratorio sempre aperto. Che Dio la benedica, attendo sue notizie al riguardo. con affetto Don Vianey.
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Domanda:
vorrei far parte della vostra comunità e coinvolgere anche i miei figli di 15 e 18 anni come posso muovermi?

Risposta:
Sarò ben lieto di accogliere lei ed i suoi figli nella nostra comunità. Partecipi alla messa di domenica delle ore 11,00 al termine della quale potrà parlarmi personalmente, oppure venga da me, in canonica, appena potrà.
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Domanda:
Buon giorno complimenti per il nuovo ed interessante sito, sicuramente per la parrochia era quello che ci voleva. Volevo chiederle se aveva pensato di aggiungere anche il brano della "Pastorale Morlupese" sarebbe bello poterlo riascoltare su questo sito!!!
Grazie per l'attenzione. Saluti E.

Risposta:
Il brano della "Pastorale Morlupese" sarà inserito nel sito appena avrò le autorizzazioni necessarie per pubblicarlo. Mi sono già attivato dal 30 Gennaio e la sua pubblicazione dovrebbe essere prossima.
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Domanda:
vorrei sapere quando inizia la Quaresima e cosa significa. Grazie, a presto.

Risposta:
Le informazioni su quando inizia la Quaresima ed il suo significato sono raccolte in due documenti pubblicati su questo sito ai seguenti link: La Quaresima - Settimana  Santa (clicca qui);  Quaresima (clicca qui).

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